Rolling Stones: Quando il Marketing fa la Storia
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È possibile apprendere strategie e tecniche di Marketing dalle vicende di una delle band più iconiche della musica mondiale e applicarle in ogni tipologia di business e impresa?

E quello che abbiamo provato a capire chiaccherando con Andrea Stoppacciaro e Alessia Tiberi, autori del libro “Rolling Stones: Quando il Marketing fa la storia”.

Di seguito, la loro intervista per la redazione di Plutone.net

1. Ciao Andrea e Alessia, benvenuti su Plutone.net! Oggi con voi abbiamo il piacere di chiacchierare di musica e marketing. Siete gli autori del libro “Rolling Stones: Quando il Marketing fa Storia”. Potreste raccontarci qualcosa in più su di voi? Cosa vi ha ispirato a scrivere questo libro sui Rolling Stones e sul ruolo del marketing nella loro storia? Potete condividere con noi quali sono state le vostre motivazioni e il vostro interesse per questo argomento? 

Risposte: 

Andrea – Come raccontiamo nel libro, l’idea è nata a Madrid, il 1 giugno 2022, mentre assistevo al primo concerto europeo del Sixty Tour dei Rolling Stones, che celebrava i loro 60 anni di carriera. 

Mi sono guardato intorno e ho visto 60000 persone, da tutto il mondo e di tutte le età, che avevano speso cifre “folli” per essere lì e mi sono chiesto: come è possibile che siamo in così tanti, disposti a spendere così tanto, per sentire dei vecchietti di 80 anni che fanno Rock? L’idea parte un po’ da quella riflessione e dalle risposte che, con Alessia, ci siamo dati, anche perché più riflettevamo su tanti aspetti, più ci rendevamo conto di come potessero essere replicabili e applicabili ancora oggi.

Alessia – Inoltre, spesso abbiamo incontrato testi di marketing interessantissimi, ma troppo “istituzionali”, ovvero testi ricchi di valide informazioni, ma completamente privi di stimoli emozionali. Scoprire, imparare e fare marketing non deve essere necessariamente così “freddo, razionale e per pochi eletti”. 

Il marketing non è solo questo. Anzi, il marketing è anche, e spesso soprattutto, emozione, sentimento, gioco di squadra e … “divertimento”. Ecco perché abbiamo deciso di raccontarlo attraverso un approccio metaforico capace di appassionare e coinvolgere quante più persone possibile: professionisti e non. Il marketing è ovunque: deve essere accessibile a tutti e facilmente riconoscibile. 

2. Nel vostro libro “Rolling Stones: Quando il Marketing fa Storia”, esplorate il ruolo del marketing nel successo dei Rolling Stones. Ma quanto è realmente trasferibile l’approccio di una band rock leggendaria al contesto imprenditoriale moderno, ma soprattutto “italiano”, fatto di piccole e medie imprese? 

Risposte: 

Andrea – Sembra incredibile, ma gran parte di ciò che hanno fatto i Rolling Stones possiamo applicarlo anche oggi. Il bello del marketing, a differenza di quanto ci raccontano un sacco di falsi guru, è che i suoi concetti sono senza tempo e sono universali: li possono e devono applicare i piccoli imprenditori e le grandi multinazionali, l’unica cosa che cambia sono gli strumenti che possono essere utilizzati. 

Alessia – I Rolling Stones non sono solo una leggenda del Rock. I Rolling Stones sono anche, e soprattutto, un team di professionisti che da tutta la vita si impegna nel lavoro con l’umiltà di imparare, il coraggio di cambiare e la volontà di fare: questo è ciò che conta per stabilire buoni obiettivi e raggiungerli in modo soddisfacente, ovvero questo è ciò che conta per avere successo. 

Il successo vero, infatti, non coincide con la fama e la notorietà: il successo vero è il buon risultato di un buon lavoro, quello che costruisce valore autentico per tutti. Questo è quello che fanno da più di sessant’anni i Rolling Stones, questo è quello che dobbiamo trasferire alle nostre imprese, professioni o lavori. Solo così potremo “durare felicemente” come i Rolling Stones. E poi, del resto, non è sempre vero che la “la Storia è maestra di vita”? 

3. Mick Jagger & Co. hanno costruito un’immagine di marca iconica nel corso degli anni, ma ciò significa che la loro storia può offrire davvero spunti significativi per chi fa impresa, o è solo un esempio di marketing e branding estremo nel mondo della musica? 

Risposte: 

Andrea – Abbiamo scelto la storia dei Rolling Stones perché nonostante abbiano creato, costruito e mantenuto un brand iconico ed universale, come ognuno di noi e come ogni azienda, hanno avuto grandi successi, ma anche momenti difficili che li hanno quasi portati a “mollare”. 

L’accostamento con il marketing è dato dal nostro voler raccontare in maniera semplice tutta una serie di concetti e di strategie che di solito vengono spiegati in maniera complessa (e noiosa) nei manuali di business aziendale, magari utilizzando come esempi, aziende americane di settori poco accattivanti (energia elettrica, petrolio, trasporti). Noi lo raccontiamo rivivendo la storia e la musica di un gruppo che ha fatto ballare e divertire milioni di persone. 

Alessia – Quanto a costruzione di immagine di marca, la logica dei Rolling Stones non è né estrema né riservata al mondo della musica. Anzi, tutt’altro. Come ogni azienda che fa bene il proprio lavoro a 360 gradi, il team Rolling Stones ha compreso correttamente e subito quella che, nel nostro primo libro, abbiamo definito “L’importanza di essere brendizzati”: il brand, ovvero il marchio, non è solo il nome dell’azienda.

Qualunque sia il mercato (dalla musica al dentifricio, dall’abbigliamento alla cioccolata, dallo sport alla contabilità, ecc.) tutte le buone organizzazioni, grandi o piccole che siano, operano con la consapevolezza che il brand è solido e redditizio quando permette all’azienda di essere non solo riconoscibile, ma soprattutto riconosciuta. Qual è la differenza? La differenza sta nel fatto che un’azienda è riconoscibile quando agisce per soddisfare i propri bisogni, mentre è riconosciuta quando agisce per soddisfare i bisogni dei suoi clienti. In definitiva, il brand (quello “vero”, quello “valido”) è una questione di risoluzione dei problemi dei clienti: se riuscite a soddisfare i bisogni dei clienti, siete “qualcuno” per loro (cioè, siete un brand); se non ci riuscite, semplicemente non esistete. 

4. Nel vostro libro, analizzate come gli Stones abbiano saputo adattarsi e reinventarsi nel corso della loro carriera. Ma è possibile che l’abilità di reinvenzione di una band rock sia applicabile alle sfide imprenditoriali moderne, caratterizzate da dinamiche complesse e tecnologie in rapida evoluzione?

Risposte: 

Andrea – è proprio in un mercato come quello che le aziende affrontano ogni giorno che possiamo applicare strategie di adattamento e di innovazione (tecnologica, strumentale, dei processi, ecc.) e capire cosa hanno fatto gli Stones, come e perché, può aiutare le nostre imprese a trovare la propria strada per affrontare le dinamiche di mercato. 

Alessia – “Reinventarsi” è la conseguenza dell’umana capacità di gestire il cambiamento. Il cambiamento, lento o veloce che sia, è da sempre parte della natura e della realtà. Quando le cose cambiano, dobbiamo darci da fare per conoscere ciò che c’è di nuovo e costruire nuovi strumenti per interagire in modo costruttivo e “sano” con la nuova realtà. 

Non è uno sforzo in più: è solo uno sforzo diverso. Tutto questo non è riservato ai divi del Rock che dispongono di grandi ricchezze. Tutto questo è un atteggiamento mentale che ogni essere vivente e ogni organizzazione ha: l’unica cosa che serve è metterlo in pratica. Questo è l’insegnamento che possiamo trarre dalla storia dei Rolling Stones. 

5. Mick Jagger e soci sono noti per la loro capacità di creare una connessione profonda con i fan. Ma quanto è rilevante questa connessione emotiva nel contesto delle aziende moderne, dove spesso prevale una logica di profitto e soddisfazione delle esigenze del mercato? 

Risposte: 

Andrea – Oggi come oggi, avere una stretta connessione con i propri clienti è fondamentale per avere successo: esattamente come lo è stato per i Rolling Stones! Se pensiamo a quanto siano determinanti le community, i social e la partecipazione dei clienti alla vita aziendale, ci rendiamo conto che l’unico modo di soddisfare il mercato è creare una forte connessione con i nostri clienti. 

Alessia – La connessione emotiva è importante oggi più che mai. Molte aziende si impegnano da tempo per fidelizzare i clienti attraverso approcci di Customer Relationship Management, scambi di feedback su prodotti e servizi, iniziative a sostegno del Net Promoter Score. Ora, però, il mondo sta cambiando e le persone, anche nel loro ruolo di “clienti”, manifestano sempre più incisivamente il loro umano bisogno di connessione emotiva. Insomma, se fino a qualche tempo fa la principale domanda di mercato era la domanda di “relazione”, oggi si aggiunge a questa una fortissima domanda di “comunità”

Le aziende, piccole o grandi che siano, devono rispondere efficacemente a questa domanda se vogliono rimanere sul mercato. Per farlo, devono offrire ai clienti la possibilità di diventare dei fan, ovvero di essere parte di qualcosa di speciale nell’ambito della quale possono condividere con altri qualcosa di “rassicurante” e “prezioso”, dove possono trovare “altri come loro” e non essere più soli: dove possono gioire e soffrire insieme, vincere e perdere insieme, ridere e piangere insieme. Sì: insieme. 

Questa è la parola chiave. Perché è insieme che le persone massimamente vivono emozioni, compiono azioni, superano i propri limiti. Questo è il tipo di comunità della quale la gente ha bisogno. Questo è il tipo di comunità che permette ai clienti di trasformarsi in ciò che vogliono essere: dei fan. Per costruire una simile comunità, le aziende non hanno bisogno di tanti soldi: hanno bisogno di coraggio, umanità e conoscenza; insomma, hanno bisogno di buon marketing. 

6. Nel vostro libro, suggerite che il marketing dei Rolling Stones abbia giocato un ruolo fondamentale nella costruzione del loro successo. Ma quanto è realmente possibile replicare strategie di marketing di successo in un’epoca in cui l’attenzione dei consumatori è sempre più frammentata e difficile da catturare? 

Risposte:

Andrea – Replicare le strategie di marketing è impossibile e soprattutto potenzialmente dannoso. Quello che va fatto è comprendere la strategia ed adattarla ad ogni contesto, sulla base dei clienti, dei concorrenti, della situazione di mercato, degli strumenti e del budget a disposizione. Studiamo la strategia degli Stones e poi la riadattiamo in base alla nostra situazione. 

Alessia – La più importante lezione dei Rolling Stones è che non si può replicare all’infinito. Anzi, è necessario innovare. Seguendo questa logica, i Rolling Stones hanno, di volta in volta, messo insieme cose differenti per realizzare quel “Nuovo” del quale la gente ha sempre bisogno. L’innovazione è contaminazione! 

7. I Rolling Stones hanno sfruttato diverse piattaforme di marketing nel corso degli anni, dalla radio alla promozione dei concerti. Ma in un’epoca in cui l’online domina la scena, può ancora esistere un valore significativo nel ricorrere a tattiche di marketing tradizionali?

Risposte: 

Andrea – Chi leggerà Rolling Stones Quando il Marketing fa la Storia, potrà comprendere molto bene il nostro pensiero: le basi su cui si poggia il marketing sono sempre le stesse. L’abilità di marketer, consulenti e imprenditori è quella di capire come utilizzare al meglio tutti gli strumenti a disposizione (social, web, radio, tv, carta…) in base al tipo di strategia che si vuole perseguire. Quindi sì, il marketing tradizionale può essere estremamente utile anche in un’epoca digitale. 

Alessia – Come ogni altra cosa di questo mondo, le tattiche di marketing sono efficaci quando sono in linea con gli obiettivi aziendali e, soprattutto, con il target che l’impresa ha scelto. La verità è che la tradizione non è qualcosa di rigido e immutabile. Le tradizioni cambiano, si modificano, si evolvono nel tempo e nella società perché sono la conseguenza dell’umano cambiamento. Basti pensare che televisione e radio stanno sempre più “migrando” dall’etere al web: questo ci da un’idea di come qualcosa che viene dal passato possa essere usato per costruire nuovi strumenti che siano funzionali a soddisfare i nuovi bisogni dei clienti. 

È altrettanto vero che, nella nostra società postmoderna, si verificano non di rado anche migrazioni di verso contrario; pensiamo al fenomeno del vintage in generale o, più nel dettaglio del settore musicale, alla rinascita del vinile: in questi casi, la tradizione fornisce le “materie prime” per costruire nuovi strumenti (abbigliamento e arredamento sostenibili perché evitano gli sprechi; fruizione in analogico della musica che, priva del campionamento tipico della digitalizzazione, offre esperienze di ascolto differenti e certamente più interessanti per nicchie di intenditori o appassionati). 

Insomma, sì: la tradizione non è nemica né del cambiamento né dell’innovazione. Quello che conta è usarla e rielaborarla con un occhio costante al presente e al futuro dei nostri target di mercato. Dopotutto, è questo che hanno sempre fatto i Rolling Stones. 

8. Nel vostro libro, esplorate il concetto di storytelling come parte integrante delle strategie di marketing dei Rolling Stones. Ma in un mondo saturo di contenuti e narrazioni, quanto può ancora essere efficace il “power storytelling” per le imprese alla ricerca di differenziazione e attenzione? 

Risposte: 

Andrea – Lo storytelling, soprattutto oggi, ha senso solo se esiste un posizionamento aziendale efficace, sul quale si stabiliscono le strategie di branding e di promozione, altrimenti si tratta solo di contenuti “buttati”. 

Alessia – Quello che conta, per le aziende di oggi, è sostanzialmente “invertire il punto di vista”, ovvero spostare il loro focus dal cercare l’attenzione dei clienti al dare la loro attenzione ai clienti. In questa ottica, la “saturazione” non arriva mai perché gli esseri umani, che hanno bisogni illimitati ma risorse (molto) scarse, pongono al primo posto il bisogno di comunità del quale parlavamo prima; è qualcosa di emotivo e le emozioni non possono essere accumulate o risparmiate: le emozioni vengono consumate nel momento stesso in cui vengono prodotte. Perciò c’è sempre bisogno di produrle, senza pausa, senza interruzioni. 

E lo storytelling è estremamente funzionale a tutto ciò. In generale, lo storytelling è una sorta di “evergreen”: dai miti dell’antichità alle parabole dei testi religiosi, dalla letteratura al cinema e alle serie TV, dagli spot pubblicitari alle storie di Instagram, ecc. Tutto soddisfa l’umano bisogno di narrazione, di esemplificazione, di semplicità strutturale. 

Aggiungiamo pure che la nostra società postmoderna è solo l’ultima in ordine di tempo di schiere di esseri umani che adorano vivere “per delega”: il tempo di ciascuno di noi è scarso, mentre il desiderio di esperienza e conoscenza è, come tutti i bisogni, illimitato; ascoltare e vedere le vite degli altri, siano essi reali o prodotti di fiction, ci permette di vivere più di una vita alla volta, e senza le pause della realtà, per giunta. É così, e per ora solo così, che possiamo moltiplicare il nostro tempo e la nostra felicità. 

9. I Rolling Stones hanno affrontato diverse sfide nel corso della loro carriera, ma sono sempre riusciti a mantenere una posizione di rilievo nel settore musicale. Ma può davvero esistere un parallelismo tra le sfide dell’industria musicale e quelle delle aziende moderne in settori completamente diversi? 

Risposte: 

Andrea – Certamente! I Rolling Stones sono un’azienda che crea, distribuisce, promuove e vende i propri prodotti/servizi (musica, concerti, ecc) e le sfide che si sono trovati ad affrontare sono esattamente le stesse di una qualsiasi azienda al di fuori del mercato musicale, che crea (o acquista) prodotti/servizi, li distribuisce, li promuove e li vende. 

Alessia – Qualunque sia il settore o qualunque sia il mercato, le sfide sono ineliminabili: non sono altro che il rischio d’impresa. Quello che conta non è vincerle tutte, ma avere il coraggio di affrontarle. I Rolling Stones non hanno sempre vinto: hanno commesso tanti errori e, probabilmente, ne commetteranno altri. Ciò che ha permesso loro di non soccombere prima e rinascere poi è stata la volontà e l’umiltà di imparare dai loro stessi errori. 

Questo è ciò che, prima di tutto, ci deve ispirare come professionisti e come aziende: “sbagliando si impara”, e, quando si impara, si migliora. Il secondo aspetto della storia degli Stones che possiamo applicare a qualsiasi altro lavoro o impresa è che, nel loro gestire sfide, rischio d’impresa ed errori, si sono progressivamente focalizzati sulla scelta di obiettivi “adeguati” alle diverse situazioni e contesti.

Questo tipo di sforzo è fondamentale per chiunque: se ci poniamo obiettivi troppo al di sopra o troppo al di sotto delle nostre capacità, non li raggiungeremo mai. Se, invece, andiamo per gradi e facciamo un passo alla volta, acquisire rischi e vincere sfide è alla portata di tutti. 

10. Nel vostro libro, suggerite che il marketing non sia solo una questione di vendita, ma anche di creazione di esperienze memorabili per il pubblico. Ma quanto possono le aziende realmente concentrarsi sulla creazione di esperienze, considerando le pressioni finanziarie e la necessità di risultati concreti? 

Risposte: 

Andrea – Quando acquistiamo qualcosa, ciascuno di noi vuole provare piacere e soddisfazione: se le aziende comprendono come rendere memorabile ogni esperienza di acquisto, diventerà estremamente più semplice fidelizzare i proprio clienti, acquisirne di nuovi e superare gli obiettivi di fatturato e di utile. 

Alessia – L’esperienza memorabile si crea attraverso la relazione col cliente; la pressione finanziaria si allenta e si riduce notevolmente con il buon investimento. Abbiamo già parlato dell’importanza di costruire una comunità vera e onesta per i clienti in modo da trasformarli in fan (e già questo consente di incrementare le vendite e la base clienti generando flussi di ricavo che, a regime, potrebbero somigliare addirittura ad un “passive earning” per l’azienda). 

Ora concentriamoci sull’altra faccia della medaglia: gli investimenti. Troppo spesso aziende e professionisti spendono tanti soldi in cose che sono solo apparentemente “buone” ma che, in realtà, non contribuiscono alla creazione di vero valore per i clienti e, di conseguenza, non danno un ritorno adeguato. Questo è spreco di risorse e, quindi, un danno. 

Investimenti in ricerca e sviluppo, in formazione e aggiornamento del personale, in coaching e consulenze specialistiche sono solo alcuni esempi di buoni investimenti che esplicano e moltiplicano il loro rendimento non solo nell’immediato ma anche nel tempo perchè permettono all’azienda di non “invecchiare male”. È un po’ come il buon vino: se ben curato, acquista valore; se trascurato, diventa aceto! 

11. I Rolling Stones hanno costruito una base di fan fedeli e appassionati nel corso degli anni. Ma è realistico aspettarsi che le aziende possano creare una comunità di sostenitori appassionati e fedeli in un contesto in cui le relazioni con i clienti spesso sono fugaci e transazionali?

Risposte: 

Andrea – Il marketing serve appositamente a questo: se riusciamo a creare una base di clienti che è fan dell’azienda, sarà estremamente più semplice raggiungere e mantenere il successo, basti pensare a quello che hanno fatto altre grandi aziende come Apple, che si sono concentrate su questi aspetti ed hanno vinto la loro partita sul mercato. 

Alessia – Se vogliamo fedeltà, dobbiamo dare libertà; se vogliamo relazione dobbiamo dare reciprocità. È così che i Rolling Stones hanno costruito, nei decenni, un rapporto solido con i loro fan: evitando le costrizioni e garantendo lo scambio. Se vogliamo evitare di cadere nella rete dei rapporti fugaci ed esclusivamente transazionali, dobbiamo aprirci al mondo in modo diverso. 

Se vogliamo progredire, dobbiamo agire, sia all’interno sia all’esterno delle nostre aziende, per conoscere e valorizzare il mondo che ci circonda, dobbiamo fare ciò che diciamo e dire ciò che facciamo, essere inclusivi e non esclusivi, avere l’umiltà di imparare dagli errori. Questo ci può trasformare in esempi da seguire, in leader ai quali ispirarsi, in quotidiani “compagni di esplorazione della vita”: questo trasforma i clienti in fan, questo, soprattutto, trasforma un’azienda in una “star”, piccola o grande che sia. 

12. Prima di tutto, vorremmo ringraziarvi per aver condiviso con noi le vostre prospettive sul ruolo del marketing nella storia dei Rolling Stones. Per coloro che desiderano approfondire questi interessanti argomenti, potreste indicarci dove possono trovare il vostro libro “Rolling Stones: Quando il Marketing fa Storia”? 

Risposte: 

Andrea e Alessia – Il nostro libro “Rolling Stones: Quando il Marketing fa Storia” può essere acquistato facilmente in formato cartaceo e Kindle, su Amazon. Troverete tutte le informazioni e i futuri aggiornamenti su presentazioni, novità distributive, partnership ed altro sul sito web dedicato al libro: www.rollingstonesmarketing.com 

Il libro “Rolling Stones: Quando il Marketing fa Storia” è disponibile anche nello Store di Plutone.net, dove puoi trovare una vasta selezione di prodotti e servizi per aiutarti a far crescere il tuo business. Ogni prodotto è stato scelto con cura per fornirti soluzioni innovative, consigli pratici e strumenti utili.

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Redazione Plutone.net

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